Resoconto della giornata di studio

"Uni(di) versité 4a edizione - QUALI PROGETTI PER LA CITTA?"
Città, metropoli e territori: pianificazione urbana strategica e globalizzazione


Si è tenuta a Torino, il 7 dicembre 2007, la giornata di studio su "Città, metropoli e territori: pianificazione urbana strategica e globalizzazione", organizzata dall'Ufficio culturale dell'Ambasciata di Francia in Italia, in collaborazione con il Consiglio italiano per le Scienze Sociali e il Politecnico di Torino. L'incontro rientra nella manifestazione Uni(di) versité, creata nel 2001 allo scopo di valorizzare e sviluppare la cooperazione universitaria franco-italiana: nella stagione 2007-2008, giunta alla 4a edizione, ha invitato a un dibattito sul tema delle città che si è sviluppato lungo una serie di incontri in molti centri di tutta l'Italia, con declinazioni di volta in volta differenti (www.unidiverisite.org).

L'impostazione della giornata di studio torinese ha riguardato le città nell'economia globalizzata, ovvero il ruolo cruciale giocato dalle città nei processi di organizzazione spaziale dell'attuale economia. La globalizzazione costituisce infatti una risorsa e nello stesso tempo un limite per i sistemi locali, che da un lato hanno la possibilità di costituirsi come attivi protagonisti dei nuovi processi di sviluppo, e dall'altro devono confrontarsi con una concorrenza a livello internazionale. In questa nuova configurazione la città riveste un ruolo di catalizzatore delle risorse del territorio circostante e di connessione di tale territorio con l'economia e la società globalizzate: un compito delicato, il cui successo in termini di sviluppo economico e coesione sociale non è scontato. L'incontro è stato a cura di Arnaldo Bagnasco, professore di Sociologia all'Università di Torino e vice presidente del CSS, e si è basato su una relazione di Pierre Veltz, dell'École Nazionale des Ponts et Chaussées, che si è a lungo dedicato a questioni inerenti la governance dei sistemi locali, in particolare indicando come individuare e mobilitare le risorse locali per lo sviluppo mediante la pianificazione strategica delle città. A discutere dei lavori di Veltz sono stati chiamati alcuni esperti italiani di sviluppo locale, tema che in Italia è oggetto di un'importante tradizione di studi interdisciplinari, nata con le analisi dei distretti industriali e oggi attiva sui più ampi problemi del territorio e dello sviluppo.

L'intervento di Veltz è iniziato illustrando in un'ottica spaziale i processi demografici francesi. Considerando le variazioni della popolazione francese da fine Ottocento ad oggi si possono distinguere due processi principali e di senso inverso. Il primo processo è un progressivo spopolamento delle zone rurali a favore della concentrazione di popolazione in altre zone che vedono un aumento di abitanti anche superiore al 50%: le aree lungo i fiumi e sulle coste dopo la seconda guerra mondiale, gli agglomerati urbani dopo gli anni Settanta. Il secondo processo è molto recente: stando ai dati rilevati fra il 1999 e il 2004 in Francia sarebbe in atto un processo di riruralizzazione, con uno spopolamento delle aree metropolitane a favore di un ripopolamento pressoché generalizzato sul resto del territorio. Che tipo di configurazione socio-economica sottende un tale nuovo processo? Veltz ha presentato alcune considerazioni di un'analisi ancora in corso. In Francia la produzione di PIL si concentra nelle città, e in particolare nei settori secondario e terziario rivolti al commercio globale, mentre le aree non urbane sono al centro dell'attenzione del sistema di welfare, vi si concentrano le rendite di distribuzione, le attività di pubblica amministrazione in seguito al decentramento dello stato, oppure l'attività turistica. Di conseguenza, la geografia delle differenze sul territorio sta assumendo una configurazione nuova e molto differente rispetto alla precedente. Rispetto al modello di crescita alla base dei cosiddetti "trenta gloriosi", quello attuale fa perno sul settore terziario: lo sviluppo di tale settore genera una crescita non omogenea, perchè traccia una netta frattura tra chi vince e chi perde nel gioco di distribuzione delle capacità e delle risorse, e facilita la segregazione nello spazio di chi perde. Le disuguaglianze di reddito e PIL procapite sono così diminuite nel territorio francese, e aumentate all'interno delle aree metropolitane in cui le attività del settore terziario sono concentrate. Dato che le aree metropolitane sono il punto di connessione della Francia con l'economia e la società globalizzata, non stupisce che si stia diffondendo in Francia una cattiva percezione della globalizzazione. Vi sono dunque delle differenze nella distribuzione territoriale della catena del valore, che vedono contrapposte le città – produttrici e le aree non metropolitane -consumatrici, e una conseguente differenza nella distribuzione territoriale delle disuguaglianze sociali, che si concentrano nelle città date le caratteristiche del nuovo settore trainante dell'economia globale, quello dei servizi. Le politiche di sviluppo locale, di conseguenza, più che politiche territoriali rischiano di configurarsi come finalizzate alla gestione del rischio. Data questa nuova configurazione socioeconomica, Veltz indica sei punti sensibili da tenere in considerazione in ogni agenda per lo sviluppo locale, in seguito brevemente richiamati: 1. supporto all'economia dell'innovazione, motore dell'attuale economia della conoscenza; 2. mantenimento dei settori industriali tradizionali tramite un ammodernamento costante e processi di ristrutturazione industriale permanenti; 3. terzo settore moderno ed efficace; 4. conversione energetica ecologica, adesione ad un nuovo modello di sviluppo; 5. sostegno delle aree a rischio per una forte concentrazione di disuguaglianze sociali, supporto alla classe media. Infine, la gestione dello sviluppo territoriale deve essere pensata e coordinata a livello centrale da forti politiche nazionali, di cui la sola messa in atto può essere articolata e sviluppata a livello locale.

L'intervento di Veltz è seguito dai commenti di alcuni esperti italiani di sviluppo locale, che ne hanno sottolineato il carattere innovativo rispetto alla sua precedente produzione, evidenziandone ora gli elementi di continuità ed evoluzione, ora le rotture e discontinuità.

Bagnasco sottolinea che lo sviluppo diffuso sul territorio francese può generare fruttuosi paragoni con il contesto italiano in merito allo studio delle politiche per lo sviluppo locale. In particolare, nell'ambito delle politiche nazionali forti gestite territorialmente è possibile immaginare laboratori per attivare le risorse locali latenti, via percorsa in Italia laddove si è cercato di fornire sostegno alla crescita attraverso combinazioni di politica e mercato, in contesti territoriali specifici. Giuseppe Dematteis (Politecnico di Torino) in merito alle forti politiche nazionali per lo sviluppo ha richiamato il ruolo che ricopre il cosiddetto "attore collettivo", colui che mette in azione le risorse interne al suo territorio sulle reti che lo collegano al globale e sulle quali viaggiano le risorse mobili, esterne. Dal punto di vista pratico l'individuazione di tale attore collettivo e la sua attivazione hanno generato non pochi problemi, rivelando una difficile realizzazione anche laddove supportato da finanziamenti europei per lo sviluppo locale. La pianificazione del territorio necessita dunque di una regia centralizzata che trasformi i finanziamenti in vero stimolo per l'attivazione delle risorse locali: le tecniche bottom up devono dunque essere affiancate a strategie top down adeguatamente combinate. Angelo Pichierri (Università di Torino e IRES Piemonte) si è soffermato a riflettere in merito alle risorse di distribuzione e al modo in cui i territori possono rendersi competitivi nella loro acquisizione, con particolare attenzione al ruolo delle città e del terziario. Oggi è cambiato il contesto di sfondo a tale acquisizione: se negli Settanta iniziava il processo di deindustrializzazione, per cui si sono innescati processi di riqualificazione dell'industria manifatturiera, oggi per tale industria intesa in senso tradizionale non c'è più posto nell'Unione Europea. Il nuovo settore manifatturiero si configura piuttosto come un contenitore di servizi di conoscenza, design, servizi finanziari: tali sono i punti fondamentali da garantire se si è indirizzati allo sviluppo di un territorio. Questa seconda deindustrializzazione è più difficilmente collocabile sul territorio perché non necessariamente collegata alle aree di precedente industrializzazione: i suoi centri nevralgici, però, possono ben identificarsi nelle città e nel settore terziario in essa concentrato. Alfredo Mela (Politecnico di Torino) si sofferma sulla distinzione tra aree metropolitane come luogo di formazione del valore e aree non metropolitane come luogo di redistribuzione del valore. Anche se in Italia ci sono sicuramente degli scambi incrociati, laddove è la città ad avvalersi di flussi in senso contrario derivanti ad esempio dal turismo, pare che la tendenza sia una polarizzazione fra aree di produzione e aree di consumo, con nuclei metropolitani in cui si concentrano le attività. Questo, come insegna il caso francese, può avere importanti ripercussioni in merito al disegno delle politiche per lo sviluppo locale e per la gestione del rischio sociale. Carlo Trigilia (Università di Firenze) ritorna sulle politiche nazionali per lo sviluppo locale per sottolinearvi il ruolo rivestito dalle città. Nel dualismo fra libero mercato e politiche nazionali di propulsione all'innovazione si qualifica una terza via, ovvero lo stimolo ad attori precisi a produrre beni collettivi per lo sviluppo locale, attività per cui risulta cruciale la capacità di coordinamento tra soggetti e istituzioni. Come fulcro di tale coordinamento ben si qualifica la città, tramite strategie relazionali di lungo periodo messe in atto tra gli attori che vi operano. Olivier Mongin (direttore della rivista Esprit) infine riporta l'attenzione a una fra le conseguenze del differenziato sviluppo locale francese: è il tema della distribuzione delle disuguaglianze sociali sul territorio, di cui lo studioso sottolinea le differenze con il caso italiano, che non presenta la stessa omogeneità extra-metropolitana della Francia e dove la disuguaglianza non è ancora localizzata quasi esclusivamente nelle metropoli.

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