Dichiarazione del Presidente CSS

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Le Scienze Sociali dopo la Grande Crisi: ripartire dalla collaborazione interdisciplinare

A proposito del Premio Nobel a Elinor Ostrom

 

Il Nobel a Elinor Ostrom e alla sua opera è stato salutato soprattutto come il primo Nobel per l'Economia dato ad una donna. Un fatto importante e, come è stato detto, "epocale".
È un fatto che salutiamo anche noi con entusiasmo. In generale, ovviamente, ma anche per la donna premiata, Elinor, che conosciamo e apprezziamo da molto tempo per il lavoro scientifico condotto per decenni su temi troppo a lungo messi ai margini della riflessione non soltanto della disciplina economica ma anche di altre discipline. Una stima ed un grande apprezzamento che hanno condotto tre anni fa alla pubblicazione della traduzione italiana dell'opera maggiore di Elinor Ostrom, Governing the Commons, per iniziativa del Consiglio italiano per le Scienze Sociali.
La lezione che deriva dal lavoro scientifico di Elinor Ostrom è ricca (come del resto quella di Oliver Williamson, l'altro premiato, in campi diversi ma contigui).
In primo luogo, viene suggerito e sperimentato il recupero delle esperienze anche al di fuori dell'orizzonte della stretta contemporaneità. Ragionare sui Commons, cioè sulle proprietà collettive di tipo agrario e forestale che hanno origini lontane nel tempo e risalgono magari al Medioevo, significa respingere ogni vincolo di attualità, significa chiedersi perché certe realtà si sono sviluppate nel tempo pur perdendo di centralità nella vita economica.
In secondo luogo, ciò è frutto maturo della consapevolezza, alla Fernand Braduel, che c'è una storia di lungo periodo che nemmeno nell'economia dello shortism può andare perduta.
In terzo luogo, viene consigliato di guardare con grande libertà intellettuale alle esperienze positive di buona gestione di commons realizzati nel passato lontano di economie ristrette di tipo agrario in quanto sono capaci di suggerire modelli di comportamento che possono essere tradotti, aggiornati e applicati nell' orizzonte allargato della contemporanea, precaria economia globale. Entro il cui orizzonte molteplici sono i beni collettivi a rischio che, se non ben governati con regole ed istituzioni ben studiate, possono coinvolgere la stessa sopravvivenza del pianeta. Di qui,infine, in sede di indicazioni prescrittive, si sottolinea l'importanza dell'azione cooperativa che spesso è stata caratteristica preminente delle comunità locali.
Tutto ciò con la piena coscienza di dover sempre fare i conti con la realtà dell'economia contemporanea, configurata dalle leggi concorrenziali del mercato, e con i metodi quantitativi di analisi che si sono affermati nell'ambito delle discipline economiche.
Non c'è dubbio che con questo Nobel per l'Economia dato ad una studiosa di grande profilo sul piano analitico e teorico ma che è un'economista-non economista, viene in qualche modo interrotto quel modo di guardare all'economia che si usa chiamare "mainstream", come la scienza sociale preminente, se non egemonica, che gli stessi selezionatori del Premio Nobel avevano contribuito ad affermare negli ultimi decenni. Con ciò si è dato un contributo in positivo al dibattito che ha visto e vede l'economia e gli economisti sotto accusa durante l'ultimo anno per non aver ben previsto la grande crisi mondiale. È un contributo in positivo che richiama alla necessità urgente di recuperare in pieno il metodo interdisciplinare e la cooperazione fra le scienze sociali. Molti scienziati sociali, non economisti, avevano in realtà previsto. Il progresso delle scienze sociali, utile per il governo di società complesse e difficili, non è all'insegna dell'eccesso di specializzazioni semplificatorie che falsificano la realtà ma in una superiore capacità di integrare piani analitici diversi. In modo da fondare piattaforme interpretative e prescrittive appropriate e, per quanto possibile, lungimiranti. Ogni altra semplificazione appartiene al mondo delle fiction consolatorie.

Un'ultima considerazione va fatta. Sul piano degli orientamenti politici, per quel che possono valere in campo scientifico, si può ben dire che l'apporto degli strumenti analitici e propositivi elaborati da Elinor Ostrom (in cooperazione costante con il marito, Vincent, acuto e appassionato studioso del sistema politico-costituzionale americano) oggi diventa centrale per l'economa ecologicamente sostenibile di cui il Presidente Obama si fa promotore. Tuttavia, le radici profonde del pensiero degli Ostrom - ripeto, per quel che vale - sono nel repubblicanesimo americano delle origini come poi si è tramandato nel tempo in una certa contrapposizione con la tradizione democratica focalizzata sul ruolo centrale del Governo Federale. Forse il punto d'incontro può essere in quella tendenza alla community building che è stato anche patrimonio democratico nei momenti difficili.

Per tutto questo, il Consiglio italiano per le Scienze Sociali che si è sentito finora in grande sintonia con il lavoro di studiosi come Elinor Ostrom saluta con grande favore questo Premio Nobel. E lo intende come un nuovo punto di partenza per il metodo interdisciplinare.

Sergio Ristuccia
Presidente del Consiglio italiano per le Scienze Sociali

 

Scarica qui l'articolo di Sergio Ristuccia pubblicato su Bancaria n. 12/2009

 

Il CSS ha curato la traduzione e la pubblicazione del volume "Governare i beni collettivi" di Elinor Ostrom.

 

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